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Tre “piccole pesti” italiane si sfidano in un revival delle mitiche gare di Granfondo grazie alla passione di tre amici: il duello è tra due 175 (Bianchi Tonale ’56 e MotoBi Catria ’57) e una quarto di litro (Ducati Sport 250 del 1971)

Siamo all’alba del secolo scorso, il fermento legato alla rivoluzione del motore a combustione interna investe il mondo e, in particolare, l’Europa. Incominciano le prime escursioni, a due e quattro ruote, è tutto un proliferare di raid, cimenti motoristici, hanno inizio le prime competizioni. Nel 1914 viene organizzato il primo “Circuito d’Italia” per motociclette, toccando le regioni del Nord e del Centro. Un manipolo di pionieri, neppure trenta partecipanti che combatteranno, soprattutto, contro i chiodi sparsi per la strada da mano anonima. Nel 1919 viene organizzata un’altra competizione - questa volta si punta alle regioni del Meridione - che sarà conosciuta come “Freccia del Sud” o “Raid Nord - Sud”, anche questa volta i neppure trenta partecipanti saranno falcidiati lungo il percorso dai guasti meccanici.

Ma tanto bastava, i prodromi delle due competizioni che renderanno famoso il “Belpaese” avevano acceso il fervore motociclistico nella popolazione. Con gli anni in Europa cresce l’industria legata alla mobilità, vengono anche costruiti i primi circuiti permanenti, in Italia però resiste il fascino delle competizioni svolte su strade aperte al traffico, ricche di imprevisti e caratterizzate dalla severità della prova. A tutto questo si aggiunga il fascino di vedere i campioni del momento, su mezzi derivati di serie, che sfrecciano sulle strade di tutti i giorni fuori dalla finestra di casa.

Le “Granfondo” sarebbero diventate il banco di prova della produzione motociclistica e automobilistica nazionale. Gli Anni 50 saranno il periodo d’oro per il “Motogiro d’Italia” e la “Milano - Taranto”, evoluzioni delle competizioni anteguerra, che insieme alla “Mille Miglia” automobilistica porteranno i migliori piloti e le case costruttrici più prestigiose in tante città. Per due volte l’anno questo incredibile spettacolo si ripeteva per le nostre strade, un caleidoscopio di motori, personaggi, trepidazioni e turbamenti che accendeva la passione come nient’altro.

Purtroppo però nel 1957 il sogno si infrange. Dopo l’annuale edizione del “Motogiro d’Italia”, durante il passaggio della “Mille Miglia” sulla strada tra Mantova e Brescia avvenne un incidente che causò la morte di nove spettatori, di cui cinque bambini, oltre l’equipaggio della vettura. Vietate da quell’anno tutte le competizioni su strade aperte, dovremo aspettare gli anni ’80 per vedere la riproposizione delle “granfondo” sotto forma di rievocazione storica, con la formula “Gare di Regolarità”.

GUIDO: BIANCHI TONALE 175 A Senigallia la passione dei motori è sempre stata forte, ancora riecheggiano nei cuori degli appassionati i rombi del circuito motociclistico e della Coppa dell’Adriatico. Sono ormai più di vent’anni che un gruppo di amici si ritrova, per scambiarsi ricordi e progettare emozioni. Sono le “Lumache Rumorose”, nella loro sede si prendono cura di quelle motociclette che poi, con la bella stagione, vanno a consumare in giro per l’Italia. Guido è uno di loro, ha amato anche le auto con cui ha fatto agonismo, ma poi è tornato all’amore di sempre, la motocicletta. Nel gruppo la voglia di andare alle rievocazioni storiche è salita forte, tanto che da tempo partecipano numerosi. Guido, circa dieci anni fa, per incrementare il già folto garage si procura una Bianchi Tonale 175 cc del 1956, proprio modello e anno in cui la Bianchi vinse la categoria M.S.D.S. per cilindrata fino a 175.

Trovata la moto tutta la banda di amici si mette al lavoro, in una ricostruzione integrale del mezzo. Non era nata M.S.D.S., ovvero Moto Sportiva Derivata di Serie, ma lo diventerà sotto le sapienti mani delle “lumache”. Il motore completamente rivisto ed “aggiornato”, carburatore maggiorato, scarico libero con chiusino, ciclistica rivista e corretta con l’adozione di un piatto doppia camma di generose dimensioni al tamburo anteriore. Le M.S.D.S. erano le motociclette preparate “casa”, partendo da modelli di produzione e allestite per le competizioni, vere e proprie sorelle minori dei bolidi da Gran Premio. Il colore è il tipico celeste, voluto da Edoardo Bianchi in onore degli occhi della Regina Margherita, cui aveva insegnato ad andare in bicicletta. Con la sua Tonale Guido ha partecipato a quattro “Milano-Taranto”, tutte concluse con onore e allegria, nella categoria storica “Le Gloriose”, ovvero le motociclette che hanno effettivamente gareggiato fino al 1956 con cilindrata fino a 175 c.c.

SILVANO: DUCATI SPORT 250 Ancora da Senigallia, un’altra “lumaca”.  Silvano è motociclista da sempre, ma non gli piacciono solo le vecchie signore, gira l’Europa da Capo Nord alla Turchia un po’ con tutte, preferibilmente bicilindriche italiane. Ma per giocare con gli amici la scelta è andata su una Ducati Sport Mark 3 di 250 cc anno 1971, iscritta alla “Milano-Taranto” nella categoria “Sport”. In altre edizioni della rievocazione storica ha usato varie motociclette, dalla Parilla alla Gilera, oltre ad una Moto Morini Tresette Sprint del 1960. Silvano è un veterano della manifestazione, cui ha partecipato ben cinque volte.

Tradizionalmente, una volta arrivati a Taranto, il rientro nelle alte Marche preferisce farlo nel migliore dei modi, continuando a guidare la motocicletta fino a casa, aggiungendo qualche kilometro in più per gustarsi il viaggio fino in fondo. Tornando alla sua Ducati, erede della Gran Sport 125 “Marianna” che fu regina delle “Granfondo” nel 1956, la meccanica nota per robustezza e prestazioni non ha richiesto particolari interventi, aldilà di una perfetta messa a punto. Preferendo un assetto corsaiolo a quello turistico, il manubrio è un due pezzi con manopole racing, ovvero con il gas dotato della nervatura in gomma tanto utile nelle lunghe ore di guida. Per il resto, se a Silvano chiedi qual è stato il viaggio più bello, senza esitare ti risponde: il prossimo!

GIUSEPPE: MOTOBI CATRIA 175 Le motociclette, come poche altre cose, sanno raccontare la storia del proprio territorio. Giuseppe Benelli, dopo la separazione dai fratelli per insanabili divergenze nella gestione dell’azienda di famiglia, spreme ancora di più il suo genio. Aveva progettato il motore con la cascata d’ingranaggi negli anni ’30, nel dopoguerra inventa l’uovo, ovvero una conformazione meccanica a cui si ispireranno molte case costruttrici, anche estere. Alle sue creature darà il nome dei monti dove vengono testate, avremo quindi l’Ardizio e, soprattutto, il Catria. Sarà quest’ultimo, presentato con una cilindrata classica del tempo, ovvero 175 cc, la base di tante preparazioni corsaiole di cui Primo Zanzani sarà il sommo maestro.

Il nostro amico Giuseppe, da Pesaro, non aveva scelta sulla motocicletta da usare. Il suo Motobi Catria 175 cc del 1957 lo ha trovato già “riveduto e corretto” dal precedente proprietario, niente di meno che Domenico Pettinari, notissimo tecnico preparatore che ha dotato la motocicletta di tutte le primizie meccaniche del tempo. Motore preparato con camma “C 3” sportiva, carburatore Dellorto “SS”, scarico a tromboncino, assetto sportivo con un bel mozzo Oldani in magnesio al reparto freni. Il risultato è una motocicletta utilizzabile tranquillamente sia in circuito sia sulle strade aperte al traffico, unico problema la rumorosità, almeno così riferiscono tutti coloro che sono stati superati durante la scorsa edizione del “Motogiro d’Italia”. 

Testo Brigo - Foto Roberto Brodolini

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